| Scritto da Sacrabolt,
20-03-2009 10:08
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Pubblicato in : Blog, Cinema |
Si, lo so: in questi tempi scrivere di film di un anno fa è sprecar tempo su roba "vecchia" e noiosa. "Munich", che non ho visto, citato in questo stralcio di un'interessante articolo sulla cinematografia di guerra USA, rivela come siano intimamente collegate le multinazionali: il legame più ambiguo è quello che collega l'industria di guerra a quella del consenso.
Il film “Munich” del 2005, distribuito da General Electrics e Universal- esplorazione di Steven Spielberg nella vendetta di Israele seguita agli attacchi palestinesi alle Olimpiadi del 1972- solleva alcuni sospetti. Sebbene l’organizzazione dei Sionisti Americani volesse fortemente
boicottare il film perché, sostenevano, collocasse gli israeliani sullo stesso piano di terroristi, questa lettura è molto poco convincente. Inoltre, da quando i titoli di coda di “Munich”iniziano a scorrere, i forti messaggi contenuti nella pellicola si stampano indelebilmente nelle menti, messaggi messi in bocca ai protagonisti delle Forze Speciali israeliane: “ Ogni civiltà trova necessario arrivare a compromessi con i propri principi” , “ Uccidiamo per il nostro futuro, uccidiamo per la pace”, e “Non rompete il c...o agli Ebrei” [“Don't f*ck with the Jews.” N.d.r.] . Come è giusto aspettarsi, Israele è uno dei clienti più fidati della General Electric, avendo comperato da essa missili laser Hellfire II, così come sistemi di propulsione per l’ F16 “falcon fighter” , l’F-4 “phantom fighter”, l’elicottero d’attcco AH64 Apache e l’elicottero UH60 “Black Hawk”. Nei 167 minuti di “Munich” il tempo dedicato alla spiegazione della causa palestinese è ridotto a due minuti e mezzo di dialogo altamente semplicistico. Lungi da essere un “imparziale grido per la pace” , come il Los Angeles Times lo ha accolto, il “Munich” della General Electric è interpretabile molto più facilmente come una sottile conferma delle politiche di un fedele cliente.
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